Outlook 2012: sui mercati dei capitali
Dalla padella alla brace?
Un elevato livello d’incertezza continuerà ad accompagnare i mercati anche nel 2012 ma sono presenti tuttavia attraenti opportunità tra gli asset più rischiosi.
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Il 2009 è stato caratterizzato da misure di politica monetaria e fiscale nonché da programmi congiunturali mirati ad incentivare l’economia. Le enormi forme di sostegno alla liquidità e i pacchetti di salvataggio negli Stati Uniti e in Europa sono stati in grado di evitare le cupe minacce al sistema finanziario che permanevano ancora all’inizio del 2009. Gli effetti a lungo termine della crisi bancaria saranno percepibili negli anni a venire e gli spazi di manovra di banche, aziende e governi saranno limitati.
L’economia mondiale si trovava tuttavia alla fine del 2009 in una situazione di rasserenamento congiunturale che si è svolta in misura ampiamente parallela al precedente e marcato rallentamento dell’economia. Anche nei mercati emergenti sono percepibili un globale rallentamento della crescita economia, oltre alla carenza di capitale e liquidità, sebbene i singoli paesi siano coinvolti in maniera tra loro differente. Per far fronte alla crisi vengono sfruttate da ogni paese opportunità e risorse diverse.
Salta particolarmente all’occhio la condizione economica nel complesso solida della maggior parte dei paesi emergenti, in particolare per quanto riguarda Cina, Brasile e India che hanno ampliato il proprio vantaggio relativo ai tassi di crescita economica rispetto alle nazioni industrializzate già affermate (USA, Giappone, EU). In tal senso, il merito va in misura consistente ai programmi congiunturali statali. Il quadro dei singoli mercati emergenti assume tuttavia forme diverse: in Europa orientale ad esempio, la Russia e in alcune zone dell’Africa e dell’Asia, l’economia pubblica risulta relativamente debole. Per i prossimi mesi la tendenza a livello mondiale permane comunque in direzione della ripresa.
USA
Gli Stati Uniti continuano a costituire il cuore dell’attuale crisi economica e finanziaria, anche se il ridimensionamento economico in altri paesi è risultato anche più consistente. La dura recessione è terminata, non contiamo tuttavia nel perdurare dell’attuale forte dinamica di sviluppo. La ripresa potrebbe già presto assumere un andamento piatto e sfociare in un periodo di crescita moderata e, a lungo termine, inferiore alla media.
Nel raffronto annuale la maggior parte delle cifre relative all’economia reale (ordini, produzione industriale, utilizzo della capacità) risultano comunque sempre al ribasso, tuttavia con minore forza rispetto a prima. I più importanti indicatori di avanzamento mostrano inoltre una tendenza positiva e fanno supporre per il 2010 una crescita dell’economia reale pari a circa il 2,3 %. Il mercato del lavoro perde – in presenza di una dinamica già chiaramente mirata al ribasso – ancora dei posti di lavoro. Il risparmio sui costi così conseguito ha contribuito in larga misura al miglioramento della situazione dei profitti delle aziende americane. Il consumatore privato costituisce però, nel lungo periodo, il motore per una ripresa duratura. Quindi la disoccupazione ha ancora effetti negativi su redditi e sul conseguente comportamento del consumatore, rappresentando quindi un fattore “raffreddamento” per il futuro sviluppo dell’economia.
Il mercato immobiliare, senza la cui ripresa è difficilmente immaginabile una duratura ripresa dell’economia reale, mostra una tendenza alla stabilizzazione; assistiamo già ad una ricostituzione dalla base, ma non si può ancora parlare di vera e propria ripresa. Alla luce di questo, come anche dei prezzi drasticamente ridotti per abitazioni e unità commerciali, il settore immobiliare potrà gravare anche nei prossimi trimestri - o persino anni - sul sistema bancario e sull’economia americana.
Nel complesso nei prossimi mesi si potrà contare ancora su notizie congiunturali positive. Rimane tuttavia da attendere e capire come la ripresa economica sarà in grado di proseguire senza nuovi programmi congiunturali statali. Lo spazio di azione per ulteriori spese pubbliche tende piuttosto a ridursi.
Area Euro
Partendo dagli USA, il rallentamento economico ha colpito anche l’Europa. I ridimensionamenti economici si sono verificati spesso in misura maggiore rispetto agli Stati Uniti, soprattutto a causa della dipendenza considerevolmente superiore dalle esportazioni della maggior parte delle economie europee. L’area Euro è stata pertanto colpita dalla recessione più grave dalla Seconda Guerra Mondiale, riducendosi nel complesso nel 2009, nonostante un terzo semestre leggermente positivo, di un reale 3,8 %. Indicatori di tendenza e avanzamento puntano tuttavia nuovamente al rialzo e segnalano per il 2010 una moderata crescita economica. Il tasso di inflazione potrebbe rimanere relativamente basso anche nel 2010, cosicché la BCE per il momento non dovrebbe temere alcun elemento di disturbo e potrà fornire incessantemente elevata liquidità alle banche fino a nuovo ordine.
Mercati emergenti
Anche i paesi emergenti sono stati interessati dalla recessione economica globale, sebbene ognuno sia stato colpito in misura diversa e le relative opportunità di contromanovra varino da nazione a nazione. Per la maggior parte dei mercati emergenti la domanda interna relativamente elevata rappresenta un importante sostegno congiunturale. Gli indicatori congiunturali mostrano in gran parte in maniera chiara una tendenza alla crescita; da ultimi hanno sorpreso positivamente anche i dati relativi alle esportazioni. Nel 2009 i tassi di crescita del PIL dei mercati emergenti hanno teso al ribasso rispetto all’anno precedente, continuando tuttavia ad attestarsi entro valori positivi. Le stime di crescita per il 2010 vengono interpretate positivamente e registrano un valore medio reale pari al 5-7 %. Un sostegno arriva in tal senso spesso da estesi programmi congiunturali. Soprattutto il pacchetto di stimolo della Cina per un controvalore di svariate centinaia di miliardi di dollari ha effetto ben oltre la Cina stessa, estendendosi sull’intera regione Asia-Pacifico, fino al Sudamerica. Tali programmi congiunturali sostengono in particolare le attività di investimento e la crescita del credito andando quindi a compensare le perdite del settore delle esportazioni. Anche nel lungo periodo questi paesi sono stati in grado di conseguire una forte crescita, approfittando dei propri vantaggi strutturali (demografia, finanze pubbliche, costo del lavoro).
