Mercati emergenti

Luglio

Le valutazioni e i posizionamenti seguenti rappresentano la situazione in un dato momento e possono cambiare in qualsiasi momento e senza preavviso. Non costituiscono alcuna previsione per l'andamento futuro dei mercati finanziari o dei fondi della Raiffeisen KAG.

Il mese di giugno 2022 passerà alla storia come uno dei mesi peggiori per i mercati finanziari negli ultimi decenni. Praticamente tutte le classi di attivo hanno perso molto valore, in tutte le regioni: azioni, obbligazioni, materie prime. Con i tassi d'inflazione tuttora elevati, aumenti dei tassi d’interesse in parte drastici delle banche centrali, timori di recessione che si intensificano e tensioni geopolitiche immutate, gli investitori non avevano praticamente nessun posto dove nascondersi. Un'eccezione era rappresentata dalla liquidità, specialmente in dollari USA. La valuta americana ha continuato a salire e da inizio anno ha guadagnato il 9% e il 17% circa negli ultimi 12 mesi. Questo è un movimento spettacolare e raro per una grande valuta mondiale (in questo caso la più grande). La continua forza del dollaro USA e l'aumento dei rendimenti obbligazionari USA sono in linea di principio negativi per gli asset dei paesi emergenti. Ciononostante, le azioni e le obbligazioni dei mercati emergenti quest’anno e anche a giugno non hanno avuto una performance significativamente peggiore dei loro pendant nei mercati sviluppati. Riguardo ai flussi di capitale, nella prima metà del 2022 si sono registrati quasi continuamente forti deflussi netti di capitale dalle obbligazioni dei mercati emergenti, mentre gli afflussi e i deflussi dalle azioni si sono ampiamente compensati. Gli investitori hanno continuato a fuggire soprattutto dalle obbligazioni in valuta locale. Alla fin fine, queste non avevano visto flussi in entrata netti da parte degli investitori internazionali da 10 anni, ma al contrario flussi in uscita significativi.

Panorama globale in dettaglio

Tutto sommato, i rischi e le incertezze rimangono molto elevati nel prossimo futuro e pertanto anche i premi di rischio sul mercato. Allo stesso tempo, nei corsi attuali si sta già scontando parecchio del pessimismo congiunturale e dei ribassi degli utili. Una forte e rapida ripresa dei mercati azionari è quindi possibile in qualsiasi momento, appena non si sconteranno più gli scenari troppo negativi. A parte questo, un nuovo trend rialzista duraturo sui mercati azionari sembra piuttosto improbabile nei prossimi mesi, nonostante le valutazioni in parte nuovamente molto più favorevoli. Per una ripresa duratura dovrebbero diminuire sensibilmente le incertezze e i fattori negativi, soprattutto sul fronte dell'inflazione.

Con il 19% circa o il 21% (in dollari USA), le azioni dei paesi emergenti e i mercati azionari sviluppati hanno avuto un primo semestre molto negativo. Tuttavia, in questo contesto la debolezza dell'euro è positiva per gli investitori in euro. Perché in euro le perdite si riducono così di circa nove punti percentuali. Ultimamente sono finite sotto forte pressione persino le materie prime e le azioni delle società del settore delle materie prime. Sotto il fuoco incrociato di aumenti dell'inflazione, rialzi dei tassi d'interesse, riduzione della liquidità e crescenti timori di recessione nonché continue distorsioni dovute alle sanzioni, sono solo pochi gli asset o le regioni che vengono risparmiati. La liquidità, soprattutto in dollari USA, era tra questi. Naturalmente, con tassi di inflazione annui oltre l'8%, e arrivando a percentuali a due cifre, anche la liquidità o i depositi bancari non rappresentano un'alternativa molto allettante a lungo andare.

Recessione: Sì o no? Scontata o no?

Il rovescio della medaglia del forte calo dei corsi è che le valutazioni sia delle azioni sia delle obbligazioni sono diventate molto più convenienti e offrono quindi un rapporto rischio-rendimento nettamente migliore rispetto all'inizio dell'anno. Questa affermazione vale anche se si ipotizza un andamento degli utili notevolmente peggiorato rispetto a pochi mesi fa. Fino a che punto i corsi negli USA, in Europa e nei paesi emergenti rispecchino già possibili recessioni è una questione sulla quale divergono le opinioni degli analisti. Così come sul fatto che le recessioni siano in generale probabili e quanto gravi o lievi saranno. Questo spiega gran parte delle forti oscillazioni dei corsi: I mercati attualmente sono divisi tra speranza e scetticismo, a volte vedono come rischio maggiore l'inflazione o il rialzo dei tassi d’interesse e altre volte la recessione. A lungo termine, diverse aziende, settori e regioni offrono già di nuovo un buon potenziale di guadagno, a meno che non si ipotizzi una recessione globale profonda e duratura. Quest'ultima non è da escludere del tutto, ma in una prospettiva odierna è poco probabile.

Flessione dei prezzi delle materie prime

Alcuni sono forse sorpresi dal crollo abbastanza netto dei prezzi di molte materie prime (per esempio, i metalli industriali o il grano). Persino il prezzo del petrolio di recente ha iniziato a scendere. Una parte considerevole di questi ribassi di prezzo dovrebbe essere dovuta a liquidazioni di portafogli e prese di profitto su larga scala, dopo i forti aumenti dei prezzi negli ultimi 18 mesi. In questo contesto è particolarmente interessante che il movimento si è verificato anzitutto sui mercati a termine (cioè le grandi borse dei futures e delle opzioni negli USA e in Gran Bretagna). Tuttavia, lì si negozia soprattutto "carta" e la stragrande maggioranza delle posizioni viene rivenduta prima della data di scadenza e dell'eventuale ricezione/consegna fisica. Sui mercati fisici, invece, dove vengono concordate consegne effettive, l'elemento speculativo e gli investitori finanziari sono molto meno presenti. Lì la situazione sembra tuttora caratterizzata da una persistente carenza di offerta in molti settori. Se queste combinazioni o i relativi rapporti saranno confermati, allora i ribassi delle materie prime potrebbero terminare in tempi relativamente brevi e poi potrebbero forse seguire nuovi aumenti dei prezzi. Al momento, almeno da questo fronte, non dovrebbero giungere nuove e ulteriori pressioni inflazionistiche, il che è senza dubbio una buona notizia. Per l'Europa e molti paesi emergenti, tuttavia, ciò vale limitatamente, perché finora l'aumento del dollaro USA sta compensando gran parte dei cali dei prezzi delle materie prime.

Lunga guerra in Ucraina?

La situazione per quanto riguarda l’Ucraina e la Russia sembra piuttosto inasprirsi gradualmente, anziché volgersi verso una rapida risoluzione e fine della guerra. Sono sempre più le voci politiche e militari di alto livello negli USA a dire che "la Russia non deve assolutamente vincere questa guerra", unitamente a forniture di armi ulteriori e di portata sempre più ampia (in senso letterale). Il G7 ha persino annunciato aiuti "per tutto il tempo e nella misura in cui sarebbero necessari". Ma poiché, dal punto di vista del Cremlino, la Russia è almeno altrettanto condannata a vincere assolutamente questa guerra, al momento non si intravede alcun segnale che possa indicare una soluzione rapida o un accordo pacifico. Né ci si può aspettare un evidente successo militare di una delle parti in un prossimo futuro. Dal punto di vista odierno, ciò implica una guerra/un conflitto ancora più lungo (forse con intensità variabile). È probabile che ciò continui a esercitare pressioni sulla posizione globale e sul cambio dell'euro. Al momento della redazione di questo documento, questo era sceso alla parità con il dollaro USA, il valore più basso da quasi 20 anni.

In primo piano

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